Anche oggi piove e ormai nello zaino non resta più niente di asciutto. Preoccupato dall’idea di camminare coi calzini umidi, mi avvio all’attraversamento del passo O Cebreiro (1330 m). Vedere le persone che scompaiono fra le nuvole ha il suo fascino. La salita non è facile (benché non sia difficile) ma è piuttosto freddo.
Proprio a causa del freddo mi ritrovo in una discussione con Dan (l’irlandese) avente come argomento principale l’idea della zuppa calda. Sarà poco più tardi che, entrando in un bar, vedremo una zuppiera en0rme e faremo conoscenza col “caldo gallego”, zuppa tradizionale di Galizia a base di patate, cavolo e fagioli. Il caldo rinfrancherà noi tutti che a poco a poco ci ritroviamo nello stesso bar (a eccezione di Agnes e Benoit e con il ritorno di Iacopo). Arriviamo a Triacastela dopo aver ridisceso il bel cammino dalla montagna, con tutti che si lamentano di come Adam sia stato “fortunato” a essersi evitato la meseta e aver trovato solo ottimi posti in cui stare/mangiare. All’ingresso a Triacastela siamo travolti da un gruppo di finti pellegrini in bus che speriamo non vadano a occupare tutti gli albergue. Tra i finti pellegrini (ma lei è vera) ritrovo Carmen, la signora spagnola che non vedevo da quando ero stato male. Purtroppo sarà difficile rivederla di nuovo, perché dichiara che domani camminerà solo 18 km. Anche il nostro gruppo si divide: Agnes, Benoit e Dan si dirigono all’albergue municipale, io preferisco spendere 2 euro in più ma avere la cucina per evitare la cena al ristorante e insieme a Cina e Adam mi dirigo al rifugio privato, dove ritrovo altri due dello stesso gruppo di spagnoli di quei giorni, Alvaro e Julian (18 km anche per loro domani). Segue il solito lavaggio. Ormai ho smesso di lavare i pantaloni, sono distinti nel paio “pulito” e nel paio per camminare che ogni giorno finisce nel fango. Che senso ha lavarlo? La serata vede me nuovamente in cucina a preparare per 6 persone un kg di pasta che si avvicina a una carbonara. La pancetta è a fettine, il formaggio è un mix di vacca e pecora stagionato, il risultato è comunque apprezzabile. Qualcuno che mi vede affettare la pancetta dichiara che “cucino con amore”. All’amore si aggiunge l’orrore nel momento in cui vedo Adam mettersi nel piatto l’insalata, la pasta e mangiare contemporaneamente l’una e l’altra. Segue lezione su come mangiare la pasta. Agli spaghetti poi si aggiunge una qualche pietanza coreana a base di verdure e noodles che però, a giudicare dall’espressione di Cina, non è riuscita un granché bene. Evidentemente comprare cibo coreano pronto in 5 minuti in Spagna non è così facile. Abbiamo così tanto cibo che iniziamo a offrirlo a tutti. Tutti lo rifiutano e per finire la pentola mangerò 4 piatti di carbonara. Energia per domani.

stai epurando le parti interessanti!!