Feeds:
Articoli
Commenti

Avendo deciso di arrivare a Santiago il 13 del mese (e avendo già l’aereo fissato per il 18), le tappe si allungano. Restano infatti circa 140 km da coprire e quattro giorni per farlo. L’idea, sottoscritta da il resto del gruppo presente la sera prima, è quella di camminare poco più di 30 km nei prossimi tre giorni e fare la botta finale di oltre 44 per arrivare a Santiago. Una volta che l’obiettivo sarà vicino, sarà più facile convincersi ad andare avanti (anche se l’obiettivo vero e proprio è Finisterre, che senso ha definire Santiago un obiettivo se non ci si ferma?).

Continua a leggere »

Anche oggi piove e ormai nello zaino non resta più niente di asciutto. Preoccupato dall’idea di camminare coi calzini umidi, mi avvio all’attraversamento del passo O Cebreiro (1330 m). Vedere le persone che scompaiono fra le nuvole ha il suo fascino. La salita non è facile (benché non sia difficile) ma è piuttosto freddo.

Continua a leggere »

Lasciamo il paese dal nome divertente per puntare verso La Faba. Sarà facile immaginare un soprannome altrettanto divertente per questo paese, almeno fra italiani. Come nei primi giorni, torniamo ad attraversare vigne, ma questa volta in nostra compagnia abbiamo la pioggia.

Continua a leggere »

Tralasciando il nome del paese che tanta ilarità ci ha procurato (specialmente a Benoit, che si preoccupa di mimare la sua immaginazione ogni volta che il luogo era nominato). Scendiamo di altri 600 metri nell’arco di 34 km, quasi interamente all’inizio della giornata. La camminata permane piacevole fino all’arrivo a Ponferrada, dove Alfonso si fermerà per aspettare alcuni amici. Addio all’interprete. Sarà sostituito la sera da Cina (Gina?), una ragazza coreana così ribattezzata durante uno scambio in una famiglia australiana dove la madre là trovò il suo nome vero troppo difficile.

Continua a leggere »

Tornano le montagne. I monti di Leon che dobbiamo superare raggiungono i 1532 metri, ma partiamo già da un’altezza di 900 e la tappa odierna risulta quindi molto più facile della prima tappa pirenaica.

Continua a leggere »

Adesso c’è un gruppo. Il signore irlandese Dan, il francese pazzo Benoit (che parla sono francese), l’inglese di due metri Adam, la ragazza ungherese Agnes, che sviluppa pian piano un linguaggio fatto perlopiù da versi e grugniti per intendersi con Benoit e ovviamente i soliti Pascal, Didi e Daniele (oltre al sottoscritto). Salutiamo l’enorme ponte di Hospital e ci incamminiamo, ognuno col suo passo, tutti verso lo stesso albergue dello stesso paese, Santa Catalina de Somoza. I nostri punti di ritrovo sono i bar. Praticamente a un bar ogni due, tutto il gruppo si ritrova e si aspetta (eccetto Daniele che è estremamente lento dopo che cavaliere di Malta l’ha devastato).

Continua a leggere »

Sveglia la mattina con la colazione all you can eat dell’albergue. Il pane sara’ secco ma si puo’ mangiare a piacimento e ne approfitto con gioia. Sara’ per questo che trovero’ strano fermarsi poco dopo la partenza nuovamente al bar e vedere i miei tre compagni di viaggio (gli stessi: Daniele, Didi e Pascal) ordinare altro. Boh.

Continua a leggere »